Dutch Nazari: “L’Europa è “il” tema per eccellenza del nostro tempo”

Dopo un tour di oltre 70 date in giro per tutta l’Italia, che lo ha portato ad essere protagonista della nostra Live Parade, Dutch Nazari, con il suo “Tour europeo in Italia”, è prossimo alla data conclusiva della sua tournée, il 23 ottobre ai Magazzini Generali di Milano.
Lo abbiamo raggiunto telefonicamente mentre era in meritatissimo ritiro in Sardegna, per fare una chiacchierata a proposito di Europa, Primo maggio, Mi Ami, la scena indie e le sue preferenze artistiche, dal vivo e non… 

Quali sono le somme che ti senti di tirare adesso, in previsione del 23? Quale sarà la prima cosa che farai una volta finito il tour?
In questo momento sono in Sardegna, quindi diciamo che mi sto portando avanti dal punto di vista del “relax post fine del tour”. È stato un tour molto intenso, perché sono state all’incirca 70 date, ma concentrate in 8 mesi, più o meno… è stato un tour molto bello e, soprattutto, si è trattato di un tour in crescita, che è la cosa che ci rende più orgogliosi. Siamo partiti in tre sul palco e siamo arrivati a essere in quarto: è stato un live che è aumentato di data in data. I Magazzini sono un locale abbastanza grande e noi non ci siamo ancora confrontati con un locale di queste dimensioni: siamo decisamente gasati!

“Ce lo chiede l’Europa”: qual è la risposta e cosa ci chiede l’Europa?
“Ce lo chiede l’Europa” è una frase fatta che è stata utilizzata in politica negli ultimi dieci anni come un mantra e che di solito viene utilizzata per scaricare il barile di scelte impopolari a un’entità crudele superiore… e di solito viene usata mentendo. Questa frase qui è il titolo del disco, quindi, per una serie di ragioni: in primis perché secondo me l’Europa è “il” tema per eccellenza del nostro tempo e ci piaceva essere calati nel nostro tempo. L’Europa è la dimensione “nazionale” nella quale sono cresciuti quelli della mia generazione, quelli che hanno vissuto la possibilità di uscire dal proprio Paese con una carta d’identità senza dover pagare né dogana, né dazi. Ovviamente c’è anche una chiave ironica nella scelta di questo titolo: se vai a vedere la canzone dove è contenuto quel titolo, in realtà è il tentativo caciarone di un ragazzo innamorato di convincere la sua dolce metà a stare insieme, perché “è l’Europa che ce lo chiede”.

Tra tutte le date live che hai fatto quest’anno ce ne sono due che “spiccano” un po’ di più rispetto alle altre: Primo Maggio e Mi Ami, due pietre miliari, ognuna a suo modo, della scena live italiana. Quali sono le sensazioni che hai avuto dall’una e dall’altra esperienza?
Pazzesche!  Il Primo maggio in particolare… sei in tivù, è quel tipo di concerto grazie al quale anche la zia che ti chiede sempre come mai non sei andato avanti con gli studi in Giurisprudenza, finalmente decide e capisce che sei un cantante per davvero. È un palco gigantesco, bellissimo, per tanti motivi, con quella folla sterminata davanti… aggiungici che lo guardavo quand’ero piccolo, quindi essere lì è stato davvero un salto dall’altra parte della barricata! Il Mi Ami è uno dei festival più fighi presenti a livello italiano e noi abbiamo avuto la fortuna di arrivarci nel momento di massimo spicco di quel tipo di kermesse: è stata una serata con tantissima gente, un’esperienza davvero unica! Oltretutto la serata in cui abbiamo suonato noi era sold out in prevendita, si sono respirate delle vibrazioni super positive su quel palco lì!

Quali sono le vibrazioni che ricevi dalla scena musicale in cui ti inserisci per quel che riguarda la dimensione “live”? Quali sono gli artisti che preferisci vedere dal vivo in questo periodo?
Ci siamo ritrovati, un po’ come tanti, collocati in una scena definita “indie”, a nostra insaputa, perché fino a un certo punto pensavamo di fare rap…  Alla fine l’indie è un contenitore un po’ strano perché in qualche modo accomuna più il pubblico che ascolta questo tipo di musica che non il prodotto musicale che viene proposto dalle varie band che sono posizionate in questo contenitore. Se pensi a Cosmo che fa la musica da club, ai Fast Animals and Slow Kids che fanno rock con i chitarroni, a Massimo Pericolo che fa rap… hai una bella differenziazione! È piacevole perché c’è una grande varietà musicale alla quale assistiamo quando veniamo chiamati a suonare nei festival: abbiamo suonato negli stessi palchi ed è un momento in cui c’è una gran bella qualità musicale.
Il livello è alto! Farei una menzione speciale per Aimone Romizi che è una “bestia” da palco: fa ridere perché lo becchi prima che salga ed è tutto timido, umile, poi sale, mette la maschera e diventa un mostro del palco. Willie Peyote ha davvero una band incredibile, sono tutti quanti bravissimi e live si sente tantissimo.

Le tre canzoni che ascolti di più in questo momento? 
1) Pop X – Com’è l’amore ai tempi in cui l’amore non si vede 
2) Dola – Non esco
3) Giovanni Truppi – Borghesia

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