Questioni di sicurezza: la situazione nei live club e ai festival

Quante volte, “per questioni di sicurezza”, ci siamo ritrovati a fare scelte che altrimenti non avremmo fatto?
In quanto ragazza sono cresciuta con le parole dei miei genitori che mi risuonavano in testa: non andare mai da sola in giro di notte, anche se sei in compagnia, nei locali stai attenta a quello che bevi e non rispondere alle provocazioni… e un’infinità di ulteriori raccomandazioni che, adesso che sono più vicina all’eventualità di diventare mamma che di avere un fratello o una sorella, mi rendo conto non essere così “assurdi” come mi sembravano una quindicina di anni fa. Purtroppo la situazione non è cambiata di molto, ma ci sono in atto moltissime campagne di sensibilizzazione e tantissime città/realtà hanno preso provvedimenti, cercando di rendere più sicuri locali e festival per chiunque abbia voglia di divertirsi senza dover temere per la propria incolumità.

Crescendo ho poi capito che la mia categoria non era l’unica “a rischio”: spesso mi sono trovata a dover assistere a scene vergognose di offese omofobe, sia che fossi a un concerto, sia che fossi andata a ballare da qualche parte con i miei amici.
Per questo, quando ho scoperto che a Barcellona era stato messo a punto addirittura un codice di comportamento condiviso e dei corsi di formazione comuni a staff dei locali notturni e del Primavera Sound (insieme a molti altri festival che si svolgono in città) ho capito che chi si ostina a dire che nulla può cambiare non potrebbe essere più in errore.

Proprio in merito al cambiamento necessario e alle modalità per attuare il cambiamento, abbiamo parlato con Giorgia Barbarossa di Indie Pride, che sta facendo una vera e propria fotografia della situazione sicurezza nei locali e ai festival italiani attraverso dei questionari i cui risultati verranno presentati proprio durante uno dei panel che animeranno il KeepOn Live Fest, il 12 e il 13 settembre a ‘Na Cosetta estiva, a Roma.

“Da otto anni organizziamo il festival, ogni anno, al TPO di Bologna e, tramite il questionario che stiamo sottoponendo in queste settimane, abbiamo scoperto che la sicurezza del TPO è gestita dalle donne. Per noi è stato bellissimo scoprire una cosa del genere: Flavia (del TPO, ndr.) ci ha detto che hanno deciso di adottare questa strategia così da affrontare in maniera provocatoria coloro che vanno a fare degli atti sessisti, omofobi o anche qualsiasi tipo di aggressione tra maschio e maschio. Si trovano molto bene con questo tipo di strategia”.

Come sta andando la somministrazione del questionario?

“Il questionario sta andando bene, all’inizio avevamo deciso di somministrarlo a Bologna come “realtà” felice; adesso sta andando anche al di fuori. Una cosa interessante/brutta che è venuta fuori dal questionario, ad esempio, è che per un locale di Roma, alla eventuale richiesta di appendere una vetrofania sulla porta del locale, la risposta è stata “non possiamo farlo perché ci troviamo in un quartiere scomodo e ci farebbero delle storie, ci sarebbero delle ripercussioni”. Si tratta di un locale che organizza anche serate LGBT, eh… Fammi aggiungere anche che il questionario è super interessante perché ti porta fuori mille sfaccettature di qualsiasi genere: casi come questo ce ne sono anche altri, purtroppo”.

Quindi la soluzione sarebbe quella di educare lo staff dei vari locali/festival per far sì che si possano poi educare anche i diversi pubblici, no?

“Educare lo staff è sicuramente un ottimo punto di partenza per cercare di cambiare la situazione. Siamo dentro questo circolo vizioso culturale che dovrebbe essere interrotto, ma che continua così. Il questionario penso sia interessante anche sotto questo aspetto, dello staff: quando parlano dello staff, guarda caso le donne stanno sempre al bancone a servire cocktail. Non so come vederla questa cosa: purtroppo mi viene sempre da pensare male. Perché metti la donna solo al bancone? Perché attira di più? Magari no, magari la mia è solo una provocazione… magari è un caso? Però possibile che sia sempre un caso e questo “caso” sia così diffuso? Perché il “caso” ci porta a fare questo? Quando ci dissero della sicurezza al femminile infatti siamo rimaste sbalordite perché non ce lo aspettavamo proprio.

Uno degli obiettivi più grandi e più difficili sarebbe proprio quello di portare i locali ad avere una sorta di codice etico proprio loro, ma anche il manuale da rispettare in caso di aggressione sia verbale che fisica”.

Per i risultati del questionario non ci resta che attendere il 12/13 settembre: l’appuntamento sarà al KeepOn Live Fest!

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